Parole
Scuola, voti e identità
Un voto può diventare molto più grande di quello che è. Può trasformarsi in "sono bravo", "sono stupida", "non sono portato", "devo essere sempre perfetta". Gli adulti non controllano tutto ciò che succede a scuola, ma controllano molto del significato che danno a casa.
Quando lodiamo solo il risultato, senza guardare strategia, impegno e correzione, rischiamo di rendere fragile proprio chi va bene: se valgo perché riesco, cosa succede quando non riesco?
Un voto racconta una prova. Non deve diventare il nome di un bambino.
Le parole utili sono quelle che aprono movimento: "Che strategia hai usato?", "Dove ti sei bloccato?", "Che cosa puoi provare la prossima volta?", "Vuoi che guardiamo insieme il punto difficile?". Così l'errore resta lavorabile.
Questo è importante anche per il genere. Se diciamo più spesso ai maschi che sono brillanti e alle femmine che sono ordinate, stiamo premiando due identità diverse. Meglio vedere il processo in tutti: precisione, coraggio, domanda, tentativo, collaborazione.
Micro-azione
Alla prossima verifica, prima di commentare il voto, chiedi: "Qual è una cosa che hai capito meglio? E una cosa che vuoi allenare ancora?".
Fonti: Mueller & Dweck (1998), Praise for intelligence can undermine children's motivation and performance, DOI. Henderlong & Lepper (2002), The effects of praise on children's intrinsic motivation, DOI.