Parole
Il paradosso dei premi
Promettere una ricompensa per stimolare un buon comportamento è una scorciatoia diffusa: "Se riordini ti compro un gelato", "Se leggi questo libro ti do cinque euro". Sembra una strategia efficace e immediata, ma sul lungo periodo rischia di produrre l'effetto opposto.
Nel 1973, gli psicologi Mark Lepper, David Greene e Richard Nisbett condussero una ricerca diventata una pietra miliare nello studio della motivazione. Osservarono dei bambini che amavano già disegnare spontaneamente nel tempo libero e li divisero in tre gruppi: ad alcuni fu promesso un premio formale per disegnare, ad altri fu consegnato lo stesso premio ma a sorpresa, e all'ultimo gruppo nulla.
Quando trasformiamo un'attività piacevole in un dovere ricompensato, spingiamo la mente a scambiare il gioco con il lavoro.
Nelle settimane successive, i bambini a cui era stato promesso il premio smisero quasi del tutto di disegnare durante il gioco libero. Questo fenomeno, chiamato effetto di sovragiustificazione, dimostra che la motivazione esterna (il premio) ha letteralmente cancellato la spinta interna (il piacere puro di creare), lasciando il vuoto una volta tolta la ricompensa.
Ciò non significa eliminare i complimenti o i festeggiamenti spontanei per i successi dei bambini. Significa evitare di "comprare" le loro responsabilità o le loro passioni. La motivazione autentica fiorisce quando si sperimenta il senso di competenza, di partecipazione e il piacere intrinseco di una nuova scoperta.
Micro-azione
Evita di pattuire ricompense prima di un compito (come lo studio o la collaborazione in casa). Invece di promettere regali in cambio di buone azioni, coltiva la motivazione partecipando insieme all'attività, oppure offri un ringraziamento sincero e inatteso a cose fatte, valorizzando lo sforzo e non la transazione.
Fonti: Lepper et al. (1973), Undermining children's intrinsic interest with extrinsic reward, DOI.