Corpo

Il rischio buono

Correre, arrampicarsi, saltare, cadere, sporcarsi: per un adulto possono sembrare solo fonti di ansia. Per un bambino sono anche modi per capire il proprio corpo e il mondo.

Il rischio buono non è lasciare fare qualunque cosa. È permettere sfide proporzionate: un muretto basso, un ramo robusto, una corsa su un prato, una salita provata con un adulto vicino ma non addosso.

Proteggere non significa togliere ogni sfida. Significa rendere possibile una sfida adatta.

La ricerca sul gioco rischioso all'aperto suggerisce che esperienze fisiche ragionevoli possono sostenere salute, competenza motoria, autonomia e capacità di valutare il pericolo. Se impediamo ogni rischio piccolo, non cancelliamo il rischio: cancelliamo l'allenamento a riconoscerlo.

Frasi utili non sono solo "attento!". Meglio: "Dove metti il piede?", "Qual è il tuo piano se scivoli?", "Vuoi che io stia vicino o vuoi provare da solo?", "Fermati, guarda, poi decidi".

Micro-azione

Al parco, sostituisci un "scendi subito" con una domanda di valutazione: "Come pensi di tornare giù?".

Fonti: Brussoni et al. (2015), Risky Outdoor Play and Health in Children, IJERPH, DOI. Morrongiello & Dawber (2000), Mothers' responses to sons and daughters engaging in injury-risk behaviors, DOI.