Parole

Il rinforzo migliore è esserci

Quando un bambino fa qualcosa di buono, l'adulto ha una grande occasione: fargli capire che quel gesto conta. Ma il rinforzo non deve diventare sempre una moneta di scambio: "se fai questo, ti compro quello".

Premi e regalini non sono il male. Il problema nasce quando ogni comportamento positivo viene pagato con qualcosa. In quel caso il messaggio rischia di spostarsi: non "questa azione è buona", ma "questa azione conviene".

Il rinforzo più profondo non è dare di più. È esserci di più.

Un rinforzo educativo può essere una frase specifica, un sorriso, un momento insieme, una storia letta, una passeggiata, un gioco condiviso. La cosa importante è che arrivi vicino al comportamento e dica con chiarezza che cosa l'adulto ha visto: "Hai aspettato il tuo turno", "Hai rimesso a posto", "Hai provato anche se era difficile".

Attenzione anche ai complimenti-trappola: "Bravo, però te l'ho chiesto tre volte" oppure "Vedi che quando vuoi ce la fai?". Sembrano rinforzi, ma contengono una critica. Prima si riconosce il passo buono. La correzione, se serve, viene dopo e in modo separato.

Micro-azione

Oggi prova a sostituire un premio materiale con tempo condiviso: "Ho visto che hai fatto ordine. Adesso scegliamo insieme una storia da leggere".

Fonti: Deci, Koestner & Ryan (1999), Effects of extrinsic rewards on intrinsic motivation, Psychological Bulletin, DOI. Kaminski et al. (2008), Parent Training Program Effectiveness, Journal of Abnormal Child Psychology, DOI.